l giorno dell’ultimo dell’anno è sempre un momento di bilanci e oggi voglio condividere con voi alcune riflessioni su come, secondo me, sta cambiando la figura dell’architetto.
Sempre più spesso un progetto non viene valutato solo per la sua forma, per il rispetto delle norme o per il costo, ma per l’esperienza che riesce a generare. Conta come si entra in uno spazio, come lo si attraversa, come ci si orienta, che emozione lascia addosso. Non più semplici edifici, ma sistemi complessi di relazioni, sensazioni e usi. In questo scenario l’architettura resta centrale, ma dialoga sempre di più con altri strumenti e linguaggi, spesso presi in prestito dal mondo del design.
A questo si è aggiunto recentemente il tema dell’intelligenza artificiale, che personalmente considero un grande alleato e non qualcosa da temere. Oggi l’AI aiuta a esplorare soluzioni, a generare varianti, a simulare scenari, a velocizzare processi ripetitivi. Ma non può leggere un contesto sociale, non può gestire un cliente reale, non può assumersi responsabilità, né compiere scelte etiche o politiche sullo spazio. Ed è proprio qui che il ruolo dell’architetto si chiarisce.
Con questi presupposti, credo che l’architetto sia diventato – e lo sarà sempre di più – meno esecutore e più regista, meno disegnatore e più decisore. Una figura capace di coordinare il progetto, di tenere insieme competenze diverse e sempre più specializzate, guidandole verso una visione comune.
Più le competenze si frammentano, infatti, più diventa necessario qualcuno che le ricomponga, dialogando con il mondo reale, con i bisogni contemporanei, con chi investe e con chi abita gli spazi.
Il futuro che vedo è un futuro in cui l’architetto resta una figura centrale, a patto di essere consapevole del sistema in cui opera. Con una solida competenza tecnica, una forte cultura del progetto, ma anche con la capacità di pensare in termini di esperienza, processo e comunicazione. Un po’ come accadeva in passato, quando gli architetti erano tra la gente, per le strade e nelle botteghe.
E allora buon 2026 e buona architettura per tutti !!
Grazia Torre